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LaPresse
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INTER TORINO LUKAKU – La pazza Inter – già, proprio quella che il suo allenatore non vorrebbe vedere, ndr – ha ribaltato dallo 0-2 un match che sembrava perso, incamerando tre punti importanti per restare in scia alle altre grandi, quasi tutte vincenti nel weekend dell’ottava di Serie A. La seconda vittoria tra le mura amiche è arrivata sulla falsariga della prima, quella ottenuta contro la Fiorentina nella prima di campionato. Prima i nerazzurri vanno sotto, poi ribaltano il risultato. Se c’è da rallegrarsi per lo spirito della squadra, che non molla mai, Conte e i suoi giocatori hanno però iniziato ad interrogarsi sui motivi che costringono il gruppo a rimonte impossibili pur di vincere partite contro avversari non trascendentali. Ieri, contro il Torino, non è servito attendere il 90esimo per trionfare, ma il doppio svantaggio accumulato nei primi 60′ lascia interrogativi pesanti sulla solidità della squadra.

Inter-Torino, Lukaku trascina e poi bacchetta

La rimonta vincente contro la formazione granata, onestamente votata al suicidio sul 2-0 a favore, ha un nome e cognome ben precisi: Romelu Lukaku. Il belga, autentico trascinatore, si è caricato sulle spalle la squadra guidando la rimonta con una doppietta. Il primo gol è arrivato da opportunista vero, il secondo dal dischetto: specialità nella quale Big Rom appare infallibile o quasi. La vittoria finale però, non deve e non può trarre in inganno, come sottolineato dallo stesso Lukaku nelle interviste post-partita. L’ex United ha chiaramente affermato – leggi qui, ndr – che l’Inter non è ancora una grande squadra. E come dargli torto. Su questa affermazione si è trovato d’accordo perfino Conte, che ha invocato un maggior furore agonisitico. Senza il quale, evidentemente, la squadra può andar sotto con chiunque. Ma siamo sicuri che sia solo un problema di “garra”, per dirlo alla sudamericana? L’Inter sembra denunciare problemi ben maggori…

Inter, quanti problemi!

L’approccio alle gare, in particolar modo quelle casalinghe, sta diventando un cruccio non da poco. La deconcentrazione di alcuni singoli – anche di quelli di maggior esperienza, come Ashley Young, ndr – è un fattore sul quale il tecnico deve lavorare ed in fretta. Piuttosto che affannarsi alla ricerca del modulo migliore – e dei migliori interpreti in grado di esaltarlo, ndr – Conte deve capire cosa succede nella testa del gruppo. Perché, sebbene non esente da colpe nemmeno ieri, il tecnico può ahche preparare le partite nei minimi dettagli, ma tutto rischia di essere vanificato dalla distrazione e dalla superficialità. Che sia anche un problema di presunzione, questo non è da escludere. Certamente con queste lacune mentali l’Inter non può sperare di essere una concorrente credibile nella lotta Scudetto. E men che meno una squadra da qualificazione agli ottavi di Champions

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