Fiorentina-Inter, sofferenza e sostanza: una ricetta che funziona una tantum

29 Gennaio 2024
- Di
Carlo Alberto Gamba
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Tempo di lettura: 2 minuti

FIORENTINA INTER - Come noto ai più, la Toscana è una delle regioni complessivamente più affascinanti e più ricche d'Italia. I paesaggi, la storia, la cultura, il romanticismo, l'architettura, la letteratura, la cucina e chi più ne ha più ne metta. Sono molteplici gli spunti che sostengono ed evidenziano la bellezza di questo nostro impareggiabile orgoglio italico. Alcuni - e chissà perché proprio i toscani - potrebbero non tardare più di tanto per pronunciarsi in merito e sottolineare come la propria terra natia sia non tra le più belle zone della penisola, bensì LA più bella di tutte. Senza se e senza ma. Punto e basta. Detto questo, da quattro stagioni sportive a questa parte il borgo simbolo di questo magnifico territorio, ovvero Firenze, è diventata una meta piuttosto gradita anche a livello sportivo. Ne sanno qualcosa i tifosi dell'Inter, i quali, nella fredda serata del 28 gennaio, hanno conquistato per la quarta volta consecutiva i tre punti sull'infido campo dello stadio Franchi, casa della Fiorentina.

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Bisogna partire con una premessa doverosa: i padroni di casa hanno dominato dal primo all'ultimo secondo di gara. Difficilmente nel corso della corrente stagione i nerazzurri sono stati così tanto in difficoltà come contro gli uomini in maglia Viola. Sotto il profilo tattico, Vincenzo Italiano ha tessuto una ragnatela perfettamente concepita e funzionale: il pressing alto e asfissiante di tutto l'organico gigliato (ad esclusione dei difensori) ha spesso limitato gli spazi e la fantasia nelle giocate cui mister Simone Inzaghi ci aveva abituato. Proprio a causa di questa ricorrente pressione, i meneghini si sono costantemente ritrovati obbligati a ricorrere al lancio lungo dalle retrovie anziché all'ormai consueta costruzione dal basso. Risultato? Le torri difensive dei toscani - Martinez Quarta e Ranieri - hanno spesso trovato terreno fertile sulle sventagliate spesso improvvisate - o liberatorie - della retroguardia lombarda. Ottima copertura complessiva sul binomio offensivo composto da Lautaro Martinez e Thuram, mai realmente pericolosi nel corso dei due tempi (rete segnata a parte).

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|LaPresse

L'inerzia della partita a favore dei padroni di casa di fatto non è mai cambiata nel corso della sfida. La presenza di Giacomo Bonaventura e soci nella trequarti dei milanesi è stata perenne e fastidiosa al punto da dover obbligare gli uomini vestiti occasionalmente di arancione a rintanarsi nel mai archiviato catenaccio e contropiede di puro stampo tricolore. In effetti, la Beneamata le occasioni potenzialmente pericolose le crea anche, ma tutte rigorosamente su azioni in ripartenza orchestrate - spesso - in maniera piuttosto infruttifera. Dall'altro lato, le occasioni piovono a catinelle e solo una super tenuta difensiva riesce a consolidare il vantaggio interista maturato su calcio d'angolo. Decisiva in molti casi la maggiore prestanza sul gioco aereo degli uomini del Biscione. Alla fine della gara, durata poco meno di 100 minuti e con in mezzo un rigore (molto dubbio, per usare un eufemismo) parato da Yann Sommer a Nico Gonzalez, il 100% dei tifosi dell'Inter sarà dovuto ricorrere allo sfigmomanometro. Ma va bene così. Se si vuole vincere uno Scudetto, vittorie sporche come questa sono uno scotto che devi essere pronto a sopportare. Purché non diventi un'abitudine.

CARLO ALBERTO GAMBA

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