Marotta: "Se vinco la Champions smetto. Sulla prossima stagione..."

6 Giugno 2026
- di
Carlo Alberto Gamba
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Marotta posa con i trofei della stagione 25/26
Tempo di lettura: 2 minuti

Nel corso di una lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta ha ripercorso alcuni passaggi della propria carriera dirigenziale fino al raggiungimento della presidenza dell'Inter e dei relativi successi.

Marotta, i tratti salienti dell'intervista al presidente dell'Inter

Sull'arrivo in nerazzurro

"Il mio addio alla Juventus? Tornai a casa, incassando la più grande delusione della mia vita, senza avere alcun impegno. Ma il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero a me sconosciuto firmato Zhang. Chiamai subito Urbano Cairo per farmi confermare che quello era davvero il numero di Zhang. E così sono ripartito come ad dell’Inter. E poi è arrivato il fondo Oaktree, nei confronti del quale nutro un’immensa riconoscenza. Ho grande stima per il loro approccio profondamente collaborativo e sinergico col club. A loro devo gratitudine per avermi offerto l’opportunità di diventare Presidente, chiudendo così, nel modo più bello, il cerchio della mia carriera".

Sulla presunta "Marotta League"

"Penso che sui social abbondino quei leoni della tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa in fretta a giudicare senza conoscere. Così si mette solo fango nel ventilatore".

Sul prossimo obbiettivo da dirigente interista

"Voglio vincere la Champions League con questa squadra. Purtroppo ho disputato quattro finali ma le ho perse tutte. Ero a San Siro quando l’Inter, nel 1965, vinse la seconda Coppa dei Campioni contro il Benfica, con il gol di Jair: se vincessimo la Champions potrei anche andare in pensione".

Sul nuovo stadio di San Siro

"Va fatto! Perché lo stadio è il contenitore delle grandi emozioni e la casa del club. Il nuovo impianto dovrà essere moderno, accogliente e sicuro, oltre che un simbolo di appartenenza. Da parte nostra, così come da parte del Milan, c’è una volontà forte e determinata. Il paradosso è che le due proprietà, Oaktree e RedBird, sono pronte a investire quasi 2 miliardi, eppure continuano a presentarsi ostacoli che rallentano e frenano il percorso. Lo stadio a Milano dovrebbe essere considerata una grande opera di rilevanza pubblica e finire sotto il cappello del Ministero delle Infrastrutture. Snellire la burocrazia è una priorità".

Su Palestra e sulla futura struttura della squadra

"Palestra piace a tutti. Certo piace anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Comunque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato".

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