
L'allenatore dell'Inter, intervistato da La Gazzetta dello Sport, traccia un bilancio dell'annata sportiva e fissa gli obiettivi per il futuro della squadra. Nel corso di un recente intervento, Chivu ha affrontato i temi centrali che ruotano attorno all'ambiente milanese: dalla gestione della pressione legata al proprio incarico, passando per i momenti più critici vissuti durante il campionato, fino alle prospettive di mercato che coinvolgono i pilastri del progetto tecnico.
"Se non perdo tre partite di fila, forse… (ride, nda). Bastano quelle e c’è il rischio che me ne vada a casa prima. Scherzi a parte, questa è la realtà del calcio, io l’ho accettata da tempo: ho capito perché ai giocatori si fanno cinque anni di contratto e agli allenatori solo due… L’allenatore è quello che paga per primo in tutto. Che sia giusto o meno, le cose vanno così".
"Qualche pensiero mi era venuto, soprattutto dopo le sconfitte con Udinese e Juve… Lì per un attimo ho pensato che potesse saltare il banco, ma poi ho visto che la società non aveva la stessa mia percezione. Anzi, mi ha subito sostenuto. Io ho sentito solo sostegno e vicinanza".
"Cambia che adesso è più difficile. Dobbiamo essere bravi a trovare anche in questa nuova condizione gli stimoli e la motivazione giusta. La stessa mentalità, la fame, l’equilibrio giorno dopo giorno. Non è mai semplice ripetersi dopo una vittoria, però ho a che fare con grandi campioni che sanno come si fa. E poi abbiamo a disposizione una società che ci sostiene, uno staff in grado di capire e gestire determinati momenti. Il futuro nessuno può saperlo, ma ci impegneremo tutti per ripeterci e migliorarci. Ciò che mi fa ben sperare è che questo gruppo da sei anni viaggia sempre ad alto livello. E, vi assicuro, rimarrà là ancora: i miei sono uomini che mettono la faccia, che ci provano sempre e vogliono dimostrare che i cicli possono continuare. Ed evolversi, appunto".
"Bastoni è un nostro campione. È normale che girino storie di mercato attorno a lui perché per me è uno dei più forti centrali del mondo. So che uomo è Alessandro, ma so soprattutto cosa ha dato, cosa dà e cosa darà nel futuro per noi…".