Inter U23, Vecchi: "Stagione positiva con qualche rammarico. Serie C giusto ambiente per il progetto"

20 Maggio 2026
- di
Carlo Alberto Gamba
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Grafica Inter U23
Tempo di lettura: 4 minuti

Dopo aver disputato una doppia amichevole contro Ravenna (conclusa 1-1) e contro il Catania (persa per 4-1), l'Inter U23 conclude ufficialmente la propria prima storica stagione tra i professionisti vincendo il Trofeo dell'Armonia. Il torneo amichevole, disputatosi a Solomeo (Perugia), ha visto affrontarsi tra di loro le altre seconde squadre militanti nei vari campionati italiani, ovvero la Juventus Next Gen, il Milan Futuro e l'Atalanta U23. I giovani meneghini, dopo aver battuto di misura i bergamaschi in semifinale (1-0; rete di David), hanno replicato il risultato battendo in finale i "cuginetti" rossoneri (1-0; rete di Alexiou). La compagine interista - come da programma - si allenerà fino a sabato 23 maggio prima di concludere ufficialmente la stagione liberando i propri giocatori. A questo proposito, il tecnico Stefano Vecchi ha risposto ad alcune domande della stampa in merito alla chiusura del primo capitolo del progetto sulla seconda squadra milanese.

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Inter U23, il commento di Vecchi sulla prima stagione della seconda squadra interista

Come giudica la sua esperienza alla guida della squadra?

"La giudico positivamente. È un'esperienza chiaramente particolare perché unisce la formazione di giovani che provengono dal nostro settore giovanile con la necessità di cimentarsi in campionati molto competitivi, contro giocatori maturi e contro squadre importanti. A questo campionato ci si è approcciati con molta attenzione e umiltà e l'abbiamo fatto molto bene. Chiaramente, per come si era svolto il campionato, l'obbiettivo principale era quello di mantenere la categoria e lo abbiamo fatto senza alcun patema. Non abbiamo mai dovuto guardarci le spalle e non abbiamo mai avuto il timore di dover giocare i playout. Di contro, qualche rimpianto per non aver raggiunto i playoff c'è perché abbiamo visto che i valori per raggiungere questo obbiettivo li avevamo".

Contrariamente a quanto è abituato a fare, si è trovato a dover allenare una squadra che non ha come obbiettivo la lotta per il vertice della classifica. Il suo approccio di lavoro è cambiato?

"Negli ultimi anni ho sempre gestito situazioni dove lottavo per le prime posizioni. A volte queste avventure si profilavano di vertice ma anche di sviluppo di un percorso. Anche quando allenavo la SPAL sono partito con ottime premesse, ma purtroppo il fallimento della società e la penalizzazione ci ha obbligati ad un periodo di sofferenza. A livello di approccio, quest'anno ho replicato quanto fatto perché i ragazzi vanno seguiti e vanno abituati a un lavoro di un certo tipo. Io ho portato avanti le mie idee e il mio lavoro, poi è chiaro che in una squadra U23 ci sono problematiche diverse. Sicuramente, il mio modo di lavorare e il mio approccio non sono cambiati".

Ritiene che la Serie C sia il contesto giusto per far crescere le seconde squadre?

"Sicuramente è un campionato dove i ragazzi che escono dai settori giovanili vengono messi a dura prova, e il fatto che questi ragazzi si ritrovino tutti insieme in un contesto di grandi è ancora più complesso. Certamente garantisce loro una crescita e un percorso che in altre realtà come la Serie B o altre squadre di Serie C non sarebbero scontati. Secondo me è un progetto che dovrebbero lanciare tutte le squadre a prescindere dalla categoria perché il confronto con il calcio più adulto andrebbe affrontato molto prima e la squadra U23 questa tipologia di necessità la asseconda".

Ritiene che ci sia stato un momento della stagione particolarmente formativo per questi ragazzi?

"I momenti formativi sono stati molti. Ad esempio, i nostri ragazzi che a livello giovanile sono abituati a dominare le partite e a giocare in maniera offensiva hanno dovuto imparare a soffrire una volta arrivati tra i professionisti. Devi saper crescere mentalmente e psicologicamente quando affronti giocatori più maturi e devi avere coscienza che il risultato inizia a diventare importante. Indubbiamente è un campionato formativo. Credo che le seconde squadre siano il futuro del calcio e i risultati ad alti livelli europei delle altre federazioni lo dimostrano".

C'è qualche dettaglio che può aver fatto sì che non centraste l'accesso ai playoff?

"Per come si era messo il campionato a una dozzina di partite dalla fine, i playoff sembravano alla portata. Poi abbiamo avuto una serie di problemi non necessariamente a livello prestativo perché a mio avviso nel girone di ritorno ci sono state prestazioni molto migliori rispetto al girone d'andata. Ma nella prima parte di stagione siamo stati più cinici; nella seconda metà abbiamo commesso tanti errori sottoporta che purtroppo hanno vanificato tante ottime prestazioni che ritengo essere state alla pari di quelle delle squadre di alta classifica. Un po' di rammarico c'è, ma la crescita evidente dei ragazzi nella seconda parte ci conforta e certifica il buonissimo lavoro fatto".

Com'è stato tornare nell'ambiente nerazzurro?

"Per me è stato un po' come tornare a casa perché ho ritrovato persone con cui avevo già lavorato e con cui mi sono trovato bene. Ho ringraziato tutti per la fiducia e mi è piaciuto tornare a gestire tanti giovani anche se in un ambiente diverso e più complicato rispetto alla mia esperienza in Primavera perché relazionarsi con la realtà dei professionisti e molto più impegnativo".

In ottica futura, ci sono dei profili della Primavera che ha osservato e che ritiene adeguati al salto nella seconda squadra o che possono ambire direttamente al salto nella prima squadra?

"Il settore giovanile nerazzurro da sempre è pieno di talento. Poi dipende dal percorso dei ragazzi perché non puoi limitarti a far bene in U17, in Primavera o in U23: devono sempre cercare di far bene e avere qualità. Poter avere margini di crescita e lavorare sempre bene sono delle vere e proprie abilità. La squadra U23 certamente avvicina i ragazzi alla prima squadra, ma giocarci non è facile perché bisogna lavorare duro e avere le qualità tecniche, umane e caratteriali. La seconda squadra è un passaggio in più che mette a dura prova i ragazzi, ma non me la sento di fare un nome in particolare. Sicuramente, a livello giovanile ci sono dei ragazzi che in futuro faranno parte dell'U23 e che avranno la possibilità di dimostrare di essere all'altezza. Poi i percorsi di crescita sono diversi e non per forza si passa dalla Primavera e dall'U23 fino ad arrivare alla prima squadra. Ad esempio, Dimarco è l'esempio lampante di quello che può essere il percorso più lungo di un giocatore che può diventare un punto di riferimento".

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