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ESCLUSIVA NICARAGUA NIKITA SOLODCHENKO – In Nicaragua il campionato di calcio prosegue: “il coronavirus è ancora percepito come una normale influenza“. Ma c’è chi non ci sta. In esclusiva l’intervista e la storia di Nikita Solodchenko, giocatore del Club Deportivo Walter Ferretti.

Esclusiva: in Nicaragua nulla ferma il calcio, ma c’è chi non ci sta. Ecco la storia di Nikita Solodchenko

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In Nicaragua il pallone rotola ancora. Nonostante il coronavirus e la legittima paura di contagio per i giocatori, nessuno ha intimato lo stop del campionato. Ma c’è chi non ci sta. E si è autoescluso dalla Liga Nazionale. Nikita Solodchenko, giovane calciatore russo del Club Deportivo Walter Ferretti, in esclusiva per NerazzurriSiamoNoi.it racconta i motivi che lo hanno spinto a tornare dai propri cari. “Gran parte della popolazione vuole che il Governo prenda delle precauzioni. Altri invece non danno importanza alla pandemia. Per come l’ho vissuta io, credo che si pensi al coronavirus come una semplice influenza. Io vivevo in un hotel della polizia, in un luogo pubblico insomma. E lì c’erano moltissimi contatti quotidiani. Con il mio agente abbiamo pensato alla soluzione migliore, così sono tornato a casa. Mi trovo in Spagna (dove vive la compagna, NDR) e resterò in quarantena per il bene di tutti. Voglio appoggiare la mia famiglia in questo momento”.

La paura di giocare

“Può essere che svariati giocatori abbiano paura a scendere in campo. Io non sono l’unico che è tornato a casa. Alcuni sono tornati in Costa Rica, altri atleti di baseball si sono comportati come me”, spiega Nikita.

Quello che importa di meno è la salute

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“Perchè si continua a giocare? Bah, non saranno coscienti della gravità di questa pandemia che ha causato la morte di migliaia di persone. Io non so se sono più importanti i soldi, però è chiaro che quello che conta di meno, per come la vedo io, è la salute – la convinzione di Solodchenko -. I miei compagni di squadra mi hanno detto che si deve continuare a giocare. Il motivo? Per continuare a seguire quello che viene detto di fare. Ma il mio agente Juan Luis Montes è stato chiaro con me: ‘Torna a casa dalla tua famiglia”. E sono sicuro che sia stata la decisione più saggia che si potesse prendere.

In Nicaragua “non è facile alzare la voce”

“Guanti in lattice e mascherine? La verità è che l’unica precauzione effettiva presa è quella di giocare a porte chiuse, senza pubblico. Il mio futuro? Ho un contratto sino a giugno e se dovessi tornare lo farò. Ma ho ricevuto offerte da Sud Africa, Spagna e Messico. E cimentarmi in Italia, con il mio amico Dario Di Giacomo sarebbe un sogno – precisa il centrocampista -. Perchè i giocatori non scioperano? Lì non è facile alzare la voce, anche se in giro c’è un virus mortale che non guarda in faccia a nessuno: Paesi, razze, colore della pelle. Io credo – ma questa è solo una opinione personale – che i miei compagni dovrebbero restare in casa a prendersi cura di se stessi. Pensate che pure i tifosi si oppongono allo svolgimento delle partite. E ricordiamo sempre che le varie gare dovrebbero essere sempre disputate per i supporters, la vera essenza del calcio.

Gli insegnamenti dell’Italia: “Grazie al vostro Paese”

Credo che sia grazie all’Italia che gli altri Paesi abbiano capito come comportarsi. Italia e Cina hanno marcato il cammino per il resto del mondo. E io soffro molto perchè siete una Nazione fraterna, piango i vostri morti. Che nessuno quindi abbassi la guardia, che tutti continuino a stare in casa fin quando tutto questo non finirà. Ci sono molti Paesi dove giocare, però di vita ce n’è una sola”.

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