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LaPresse
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INTER LUKAKU SCUDETTO – A vederlo così, sorridente nell’animo e possente nel fisico, non si direbbe che Romelu Lukaku abbia passato quel che ha passato. Il bomber nerazzurro, arrivato nell’agosto del 2019 a suon di milioni dal Manchester United, si è caricato l’Inter sulle spalle sin dal primo giorno. E sono spalle forti, le sue. Se non lo fossero non avrebbe resistito a chi iniziò a storcere la bocca per i 75 milioni di euro – bonus compresi – spesi da Suning per il suo acquisto. Nonostante i tifosi nerazzurri si sentissero traditi dal comportamento di Mauro Icardi poi, in pochi avrebbero scommesso che questo gigante di origini congolesi avrebbe rapidamente prima eguagliato e poi superato Maurito nei numeri. E, da ieri, anche nel palmarès. Ma torniamo indietro, agli anni bui dell’infanzia di Big Rom. Un percorso di vita che sembra una favola. Come tutte le favole, anche questa ha avuto un lieto fine.

La storia di Lukaku: come si è costruito il campione nerazzurro

“Ricordo il momento esatto in cui ho capito che eravamo al verde. Avevo sei anni e tornavo a casa per pranzo durante la nostra pausa a scuola. Mia mamma aveva sempre la stessa cosa sul menu: pane e latte. Quando sei un bambino neanche ci pensi, ma immagino che fosse quello che potevamo permetterci. Poi un giorno sono tornato a casa, sono entrato in cucina e ho visto mia mamma al frigorifero con la scatola del latte come al solito. Ma questa volta stava mescolando qualcosa, lo stava agitando. Poi mi ha portato il pranzo e sorrideva come se fosse tutto a posto. Ma io ho capito subito cosa stava succedendo. Stava mescolando l’acqua con il latte. Non avevamo abbastanza soldi per farcelo durare tutta la settimana. Non eravamo poveri, peggio”. Parole e musica di Romelu Lukaku, che in un’intervista di qualche anno fa ha aperto il suo cuore al racconto degli anni più difficili della sua vita. Quel che non uccide fortifica, diceva qualcuno. È stato così anche per Big Rom, che il suo destino se lo è costruito attraverso un impegno ed una dedizione encomiabili. Non ha avuto paura di promettere a se stesso e alla sua famiglia un futuro radioso, il centravanti, come da lui medesimo raccontato.

La promessa di Lukaku ed il percorso dall’Anderlecht all’Inter

“Ho fatto una promessa a me stesso, sapevo esattamente cosa dovevo fare e cosa avrei fatto. Un giorno tornai a casa da scuola e trovai mia mamma in lacrime. Così alla fine le dissi: ‘Mamma, vedrai che cambierà. Giocherò a calcio nell’Anderlecht e succederà presto. Staremo bene. Non dovrai più preoccuparti’. Avevo sei anni”. Sembra una favola, dicevamo. E tale è stata. Romelu ha iniziato a fare il calciatore, dapprima segnando caterve di gol in Belgio nelle serie inferiori, per poi firmare il suo primo gol tra i professionisti con la maglia dell’Anderlecht: era il 22 agosto del 2009, Lukaku aveva solamente 16 anni e 101 giorni. Un predestinato.

Lukaku il girovago: l’esperienza inglese

L’anno dopo Big Rom vincerà campionato e classifica marcatori della Jupiler League, a 17 anni appena compiuti. Il 3 marzo 2010, ancora 16enne, esordisce in nazionale da titolare contro la Croazia. Giocherà ancora un altro anno all’Anderlecht, prima di lasciarlo col bottino di 41 reti in 98 gare. In Inghilterra il suo score non passa inosservato. Il Chelsea lo acquista, ma la concorrenza è spietata. Vince la FA Cup nel 2011-12, ma non è tra i protagonisti del trionfo. Arriva in seguito il prestito al West Bromwich, e poi il passaggio all’Everton, fino alla consacrazione col trasferimento al Manchester United, dove diventa il giocatore più giovane a toccare il traguardo delle 100 reti segnate in Premier. Illustri ex del club che fu di Alex Ferguson criticano aspramente le prestazioni del belga: “È pesante, non corre, è ingrassato”: è il via libera per la cessione. Che puntualmente arriva. L’Inter lotta strenuamente per arrivare al giocatore, compiendo il sacirificio economico più importante della sua storia: un affare che pagherà dividendi altissimi da subito.

L’impatto di Lukaku all’Inter

Il campionato italiano sembra fatto su misura per Big Rom, che inizia subito col piede giusto. Qualcuno gli rimprovera di non essere decisivo con le grandi, e nelle partite che contano, ma Lukaku risponde coi fatti: 23 gol in 36 partite, ed una straordinaria intesa col gemello Lautaro Martinez. Nel suo primo anno, tanto per ricordare che nella vita nessuno gli ha mai regalato nulla, arriva la beffarda autorete in finale di Europa League contro il Siviglia. E giù con altre critiche, nonostante il centravanti avesse trascinato coi suoi gol l’Inter alla finale della competizione. Sarà il giocatore a segno per più partite consecutive nella storia della Coppa UEFA/ Europa League: 11. Il belga colleziona primati su primati, come quello che lo vede essere il giocatore a segno per più partite consecutive nella storia del derby di Milano in tutte le competizioni (5): un record raggiunto nella stagione 2020/21 anche grazie al confronto di Coppa Italia contro i rivali cittadini.

Il ruolo di Lukaku nello Scudetto dell’Inter: leader assoluto

In maglia nerazzurra nasce il mito della LuLa: lui e Lautaro Martinez sono una coppia da sogno, col belga che ancora una volta, come nella prima stagione, recita il ruolo di bomber principe con 21 gol in 33 partite nel campionato in corso. Che, per inciso, non è ancora concluso. Nell’anno di grazia 2021, quello che da ieri ha consegnato lo Scudetto ai nerazzurri, Lukaku è il leader assoluto: la sua importanza va al di là dei pur importantissimi e decisivi gol realizzati. Il belga è il faro, anche in termini di personalità, della squadra. È il condottiero in campo di Antonio Conte, che non a caso aveva posto il suo acquisto come conditio sine qua non per essere protagonisti ad alti livelli. Nasce un patto tra i due, con un impegno reciproco: vincere lo Scudetto. Detto fatto. Forse in gran segreto Lukaku, abituato da sempre a mantenere gli impegni, lo avrà anche promesso a Conte

Alessio Cherubini

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