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LaPresse
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INTER CONDÓ CONTE INTERVISTA – Paolo Condò, ex prima firma della Gazzetta dello Sport e dal 2015 opinionista di Sky, ha rilasciato alcune dichiarazioni a proposito del clamoroso sfogo di Antonio Conte nel post partita di Bergamo. Ecco la sua interpretazione dei fatti.

L’intervista a Condò: le “due Inter” chiamate in causa da Conte

“Non è la prima volta che il tecnico interista sbrocca. Mi chiedo dove vuole parare. Credo stia denunciando una realtà che si sa. Come se all’Inter ci fossero due squadre, una che fa capo a Marotta e l’altra no. Quella degli spifferi. Conte sta sottolineando come le cose su Brozovic a Milano escano e a Torino non sarebbero mai venute fuori. Non dice apertamente, ma lo fa capire. Imputa a parte della dirigenza il fatto di essere abituata a comportarsi così. La botta è volta ad ottenere la testa di qualcuno all’interno della società. Ha chiamato una sorta di all-in e ha detto che le cose vadano come vuole lui anche fuori dal campo. L’esperienza dice che se la società fa quello che chiede Conte si vince. Qui ha scelto questa strategia. Mourinho non ha mai parlato in conferenza stampa contro i dirigenti, ma dietro le quinte di interventi contro politiche gestionali ne ha fatti”.

Condò sul velato messaggio di Conte riferito ad Eriksen

“Nulla mi toglie dalla testa che si riferisse anche ad Eriksen, è un messaggio alla società di non fare più una mossa come quella che è stata fatta. Cioè acquistare un grande giocatore del quale però non sa cosa farsene. Lo ha fatto entrare al 45esimo, un’umiliazione, mi sembra persecutorio, mi sembra un messaggio chiaro inviato. A me sono arrivate venti giorni fa voci sull’allenatore dell’Inter a cui non ho creduto, ma non le porto avanti, sarebbe portare avanti balle. Solo che quelle voci, sulle quali ho anche discusso, sono uscite proprio dall’ambiente nerazzurro, non è colpa dei giornalisti”.

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