Marotta: "Essere presidente dell'Inter mi realizza. Sul nuovo stadio..."

3 Febbraio 2026
- di
Carlo Alberto Gamba
Categorie:
Condividi:
Giuseppe Marotta
Tempo di lettura: 4 minuti

MAROTTA INTER - Nel corso di una puntata del podcast "Valori in Campo" di DAZN, il presidente interista Giuseppe Marotta ha toccato svariati temi inerenti al mondo nerazzurro tra nuovo stadio, obbiettivi e squadra U23.

Marotta a tutto campo

Nuovo stadio

"Finalmente siamo riusciti ad aprire il varco, ad aprire una strada che ci porterà ancora più lontano. Sarà una strada piena di tortuosità, non è facile agire in Italia, dove la burocrazia è molto ostruzionistica dal punto di vista dell'iter che una società o un privato deve percorrere. Abbiamo intrapreso con ottimismo questa nuova era, avremo una nuova casa. È stato molto difficile acquistare San Siro, ma grazie alla tenacia da parte di Ralph e Scaroni siamo riusciti ad arrivare al rogito. Sarà uno stadio molto moderno, che risponde soprattutto all'esigenze di sicurezza, di comodità, di accoglienza, di ospitalità e di tutto un insieme di valori. Non voglio sbilanciarmi sulla questione progettuale perché siamo nella fase in cui ancora si sta ragionando: quanto prima ci sarà una presentazione vera e propria. Il progetto è stato affidato a Foster e Manica, due icone dell'architettura sportiva, che interpreteranno le linee guida delle due proprietà. Posso solo dire che il manto erboso non sarà mobile come quello dello stadio Bernabeu, ma la tecnologia moderna fa sì che si possa cambiare in un giorno con facilità. L'obiettivo è di avere lo stadio nuovo entro il 2030 e speriamo di farcela. Il percorso burocratico è tortuoso ma speriamo e credo che l'Italia del calcio non può fare a meno di avere Milano a rappresentarla. Serve uno sforzo delle istituzioni che non devono dimenticare che Milano deve essere rappresentativa del contesto calcistico nazionale".

Sul perché sia così difficile avere strutture sportive adeguate nelle città italiane: "Perché dal punto di vista politico non c'è stata una presa di posizione che mirava a sviluppare questa parte dello sport nazionale. Oggi grazie alla presenza di un Ministero dello Sport e un Ministro come Abodi c'è disponibilità e la dimostrazione è nell'aver nominato un commissario ad hoc per gli stadi. Evidente che si comincia a capire quanto le strutture possano incidere non solo nell'ambito sociale, ma anche nell'economia stessa dei singoli club e dello sport in generale. Le difficoltà nascono dal fatto che certe strutture dovrebbero essere considerate di chiaro interesse nazionale e quindi, accanto al Ministero dello Sport, ci dovrebbe essere il Ministero delle Infrastrutture. Quando parliamo di opere come quelle del nuovo San Siro, che avrà un investimento di circa 1.7 miliardi di euro, è evidente che sia rilevante nell'economia del Paese. Questo potrebbe permettere di superare certi scogli di procedure lente che trovano facilmente opposizione nell'ambito locale. C'è stato questo periodo di stallo in Italia che ci ha portato a essere fanalino di coda sul fronte delle nuove strutture. In Europa nell'ultimo ventennio sono stati creati o ristrutturati 250 stadi, di cui solo 6 in Italia: questo la dice lunga. Non abbiamo considerato il cuore essenziale di ogni club: lo stadio deve essere la casa dei tifosi, delle società, dei giocatori. Dal punto di vista economico rappresenta anche un asset patrimoniale di grande rilevanza che porta anche ad aumentare i ricavi. Siamo fanalino di coda: noi e il Milan ricaviamo 80 milioni di euro annui dallo stadio; il Real Madrid e il Barcellona, invece, arrivano tra i 250 e i 300 milioni annui. Noi puntiamo a raddoppiare gli introiti derivanti dal matchday e da tutte quelle attività che vengono svolte e vissute durante la settimana".

Sul mercato delle compagini italiane

"Siamo in grande involuzione. All'inizio degli anni 2000 il player trading lo conoscevamo solo per attrarre giocatori importanti, oggi le plusvalenze sono voci rilevanti nei bilanci. Il calciomercato in Italia ora non può che portare operazioni che portano a pareggi di bilancio. Tranne il Como e la Fiorentina, il resto ci siamo complessivamente contenuti. Si dovrà essere lungimiranti nelle operazioni di mercato, spazio alla fantasia, alla creatività e alla competenza dei manager più che ai finanziamenti dei soci".

Sull'obsolescenza delle strutture italiane

"I talenti del domani fanno fatica ad emergere anche per l'obsolescenza delle nostre strutture? Sicuramente sì. Quando abbiamo fatto un'analisi oggettiva della classifica degli stadi europei, non abbiamo parlato dei piccoli centri di allenamento. Oggi in Italia mancano. Noi stessi abbiamo due strutture, una per la prima squadra e una per il settore giovanile, che erano obsolete, ma grazie alla lungimiranza di Oaktree e alla nostra esigenza ha deciso di investire 100 milioni, abbiamo acquistato nuovi terreni in cui coinvolgeremo nuove strutture che sono parte importanti per la crescita di talento. Se giochi in un campo di patate difficilmente riesci ad accettare dei consigli del tuo allenatore. Se devi stoppare la palla su un campo gibboso non ce la fai. Ci devono essere strutture idonee per mettere a frutto gli insegnamenti degli stessi allenatori".

Sull'Inter U23

"In un primo momento avevamo bloccato questo progetto perché non ne avevamo le possibilità, ma Oaktree ha avuto una presa di posizione lungimirante e ha stanziato una cifra importante per far diventare l'iniziativa una realtà che è curata da Baccin e da un allenatore come Vecchi. L'obiettivo è quello nel giro di uno o due anni creare i presupposti per far allenare l'Under 23 ad Appiano Gentile con la prima squadra, questa sarebbe una grande cosa perché si creerebbe una simbiosi tra U23 e prima squadra. Cocchi ha esordito anche in Champions League, Chivu è molto attento, quindi si può dire che l'U23 è uno strumento propedeutico alla valorizzazione dei talenti. Il nostro modello di riferimento è portare una squadra che sia composta sa un'età media più bassa di quella di oggi e se ci fosse la possibilità di valorizzare i nostri talenti saremmo molto felici".

Sulla presenza delle proprietà straniere

"Da uomo di sport dico menomale che sono arrivate le proprietà straniere. Perché immaginiamo che la grande Milano ha dovuto ricorrere all'arrivo di due proprietà straniere per continuare la storia di due club gloriosi. Non possiamo più avere a che fare con modelli di mecenatismo ma che arrivano fondi, principalmente americani, che si appassionano da un punto di vista sportivo. Ma applicano criteri di modernità, sostenibilità, investimenti mirati a valorizzare maggiormente il meglio della società. Oaktree è lungimirante e sta facendo investimenti importanti e questo va a beneficio dell'Inter e del calcio milanese e nazionale".

Sull'essere diventato presidente dei nerazzurri

"Per un appassionato di calcio, e io mi ritengo molto fortunato, mi sento non realizzato, di più. Arrivo dalla gavetta, sono mezzo milanese essendo nato a Varese ed è toccare il cielo con un dito, il massimo dell'aspirazione. Ma l'ho fatto con molta umiltà che è un valore molto importante nella crescita di una persona. Ho accettato il confronto con Oaktree ed è stato un atto di fiducia che mi hanno dimostrato e io mi auguro di poter ripagare nel tempo. Ho intrapreso questa figura con stimoli e passione. La mia vita non è cambiata, avevo anche prima un ruolo apicale, ma fa effetto".

Tags:

Seguici Su

Logo facebookLogo InstagramLogo X Twitter
Logo facebookLogo InstagramLogo X Twitter
Nerazzurrisiamonoi.it - Testata giornalistica - Tribunale di Roma - Iscrizione n.81/2020
chevron-down