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INTER MATERAZZI – Marco Materazzi, a pochi giorni dal decimo anniversario della conquista della Champions League e del Triplete, ha scritto una lettera ai tifosi dell’Inter; pubblicata sul sito del club nerazzurro.

Inter, Materazzi e la sua avventura in nerazzurro

“Antipatico, per qualcuno insopportabile, anche fastidioso. Me ne hanno sempre dette di tutti i colori. Però lo sapete, sono così, lo sono sempre stato. Che sia una partita di calcio o una di ping-pong con i miei figli: perdere mi fa troppo male. E quando ho perso non mi sono mai vergognato di piangere: aiuta a sfogarsi, a esprimere un sentimento. Le mie lacrime nerazzurre sono state di sconforto, di gioia, di affetto, di disperazione. Di gloria. Il mio viaggio all’Inter è stato come un giro sulle montagne russe. Montagne russe dolci: qualche scossone, qualche avvitamento, salite ripide, picchiate verso i trionfi. Ho pianto il 5 maggio, ho pianto dopo l’euro-derby, ho pianto quando Giacinto ci ha lasciati, ho pianto quando abbiamo vinto tutto, ho pianto quando stringendo José sulla mia spalla gli dicevo: “Resta”.  Scrivendo queste righe mi sembra di essere di nuovo su uno di quei sedili delle montagne russe. E allora allacciate le cinture, ci rifacciamo il giro insieme. Quando sono arrivato all’Inter ci ho messo pochissimo a capire che qui sarebbe stato diverso. Tutto quello che ho fatto in maglia nerazzurra mi sento che sia valso doppio: “Contro tutti e contro tutto””.

Sulla partita di Siena nel 2007

“Avevo detto a mia moglie e ai miei figli: “Tranquilli, vi riporto lo Scudetto”. Mi vengono i brividi quando rivedo l’esultanza dopo il primo gol, quell’abbraccio con il mio amico Dejan. Lui, però, il mio rigore (battuto due volte) non lo ha guardato. Ma non lo avrei sbagliato: lì doveva iniziare il nostro percorso. Ricordo che dopo quella partita furono le parole di Nicola Berti a farmi sentire orgoglioso e felice: disse che ero il suo erede perché incarnavo i sentimenti degli interisti”.

Sulla vittoria della Champions League

“Anche in questo caso Mourinho era stato chiaro nel spiegarmi che Cordoba era più adatto a subentrare contro il Barcellona, che avrebbe messo Bojan a partita in corso, mentre io dovevo tenermi pronto per il Bayern, con il possibile ingresso di Gomez. Quindi sapevo che avrei giocato: 10 minuti, uno, 10 secondi. Non era importante quanto, era fondamentale però come ci siamo arrivati, tutti. Io volevo si chiudesse il cerchio, era come se il giro sulle montagne russe dovesse finire con l’evoluzione più bella. Mi chiedono sempre tutti di quella finta di Milito, se la preparasse in allenamento: è semplice, Diego aveva quell’uncino… tu sapevi che ti avrebbe puntato e te l’avrebbe fatto, ma non gliela prendevi mai. La nostra gioia è stata anche e soprattutto quella di Moratti, felice come un bambino. E noi avevamo grande voglia di volare subito a Milano da voi, che ci aspettavate a San Siro, ma Pandev all’anti-doping ci mise una vita… Quindi se avete aspettato fino all’alba, beh dovete prendervela con Goran! Vi avevo parlato delle lacrime: spesso i bambini piangono per la paura, prima di salire su una giostra che va a tutta velocità. Poi quando sono a bordo, non vogliono più scendere. Io ho vinto il Mondiale, che per me vale come 10 trofei. E con l’Inter ho vinto tutto. Ma il segreto è stato proprio quello di non accontentarmi. Ancora oggi ho il rammarico per quei cinque trofei che abbiamo lasciato per strada (le Coppe Italia, le Supercoppe Italiane, la Supercoppa Europea). E poi perché vincere per i nostri colori è la cosa più bella che ci sia. Io mi sono sempre sentito un tifoso dell’Inter, ho preso tutta la forza del popolo nerazzurro e ho provata a metterla in campo. Voi spesso mi ringraziate per i successi, ma sono io che ringrazio voi: per il vostro appoggio, per la vostra passione. È per voi che sono riuscito a realizzare i miei sogni, i vostri sogni. Marco Materazzi”.

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