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ESCLUSIVA WOSKI PRIMO ALLENATORE DI LUKAKU – Erwin Woski, l’allenatore di Lukaku al Koninklijke Rupel Boom Football Club quando l’attaccante nerazzurro era solo un bambino, in esclusiva per nerazzurrisiamonoi.it racconta Romelu, dentro e fuori dal campo.

Esclusiva Woski, primo allenatore di Lukaku

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“Ho conosciuto Lukaku quando era un bambino, più di 20 anni fa. Per me era Romeli. Pensavamo fosse il nome, in realtà era un diminutivo, un qualcosa di affettuoso. Anche suo padre lo chiamava così. Già a 5-6 anni era nettamente il più alto di tutta la squadra. Un gigante buono. Sia in campo che fuori“.

L’imitazione del padre

Lukaku è sempre stato un grande lavoratore. Si allenava sempre al massimo. Provava a copiare le giocate del padre, che era stato un grande giocatore. Ma ascoltava anche i miei consigli e quelli delle persone più grandi. Quando è diventato un professionista il suo sogno si è davvero realizzato, sono felice per lui”.

I soldi non lo hanno cambiato

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“Noi ci sentiamo per gli auguri di Natale, ma le assicuro che è rimasto il caro ragazzo di un tempo. Ci siamo visti quando lui era già famoso e mi ha presentato tutti i suoi compagni di squadra. Si vede che i soldi non lo hanno cambiato. Per lui la famiglia è ancora fondamentale, è un ragazzo gentile, con valori seri. Ma anche uno dei migliori attaccanti del mondo al momento”.

Obiettivo 25 gol in stagione

Lukaku può arrivare a 25 gol stagionali (ne ha già segnati 16, NDR). Quest’estate leggevo che da voi la gente sostenesse che l’Inter lo avesse pagato troppo. Ma contano i risultati. E questi stanno dando ragione ai nerazzurri. Dove trovi un attaccante così forte che tra l’altro sta aiutando la squadra in modo fondamentale per competere contro la Juventus? Per lui è una grande sfida quella del campionato italiano”.

Ritardi e i 5-6 gol da panchinaro

Rogier, il padre di Romelu, aveva una macchina molto vecchia, che a volte non ne voleva sapere di partire. Così è capitato più volte che andassi a prenderlo io, magari anche in strade nel bel mezzo del nulla. Se invece però succedeva che arrivasse in ritardo alle partite, dovevo farlo partire in panchina. Si trattava di essere rispettosi con tutti i bambini. Così è capitato che Lukaku non fosse titolare e entrasse nel secondo tempo, senza lamentarsi. Ecco: metteva piede in campo e poi segnava 5-6 gol, vincendo di fatto da solo la partita. Ed è pure successo che alcuni dei nostri rivali non credessero alla sua età, pensassero fosse più vecchio e tornassero così a casa arrabbiati e col dubbio di aver subito un torto. Bastava vedere la sua carta di identità per capire che fosse solo più grande degli altri: un gigante goleador”.

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