DIMARCO INTER INTERVISTA - Federico Dimarco non è solo un simbolo dell’Inter di oggi, ma anche l’incarnazione perfetta di cosa significhi costruirsi un futuro con sacrificio, resilienza e passione. Dalle giovanili nerazzurre ai prestiti in giro per l’Italia e l’Europa, fino al ritorno a casa da protagonista: la sua carriera è il riflesso di un calcio fatto di alti e bassi, di scelte difficili e di sfide personali. Oggi, Dimarco è uno dei volti scelti da Rivista Undici per la doppia cover accanto a Riccardo Calafiori, altro talento emergente del calcio italiano. Due giocatori che, pur con percorsi diversi, condividono un elemento essenziale: la determinazione nel costruire il proprio destino senza mai tirarsi indietro. In questa intervista, il laterale sinistro dell’Inter si racconta a cuore aperto. Ecco le sue parole.
"La gavetta? Le mie esperienze sono state il frutto di scelte personali che spesso andavano contro i consigli di chi mi stava accanto. Ho sempre voluto essere responsabile del mio destino, a costo di rischiare di prendere decisioni sbagliate. Forse oggi è più facile dirlo, ma penso che ognuna di queste tappe, in qualche modo, mi abbia aiutato a crescere".
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È stato un momento durissimo. Sportivo e personale. L'infortunio al metatarso e la perdita del bambino erano stati due colpi tremendi, ma ho cercato di guardarmi dentro e grazie a mia moglie ho trovato delle motivazioni che erano sommerse sotto quello che ci era capitato. Se ho trovato la forza di andare avanti è stato soprattutto merito suo».
"Ovviamente una grande tristezza, perché al di là dei meriti del Milan quell'anno ci siamo complicati la vita da soli. Ma l'abbraccio di tutto lo stadio è stato bellissimo, commovente. Non so quale atto d'amore sia più importante di essere uniti nel dolore, di vedere un pubblico così esigente riconoscere i meriti anche nella sconfitta. E infatti ci tengo a rivelarti una cosa. Prima del derby in cui abbiamo vinto lo scudetto, l'anno scorso, ho fatto vedere alla squadra il video di quel preciso momento. Volevo ricordare a tutti da dove eravamo partiti, cosa avevamo lasciato per strada, e cosa dovevamo ai noi stessi e alla nostra gente. Avevamo la grande opportunità di prenderci una rivincita e ce la siamo presa, in un modo che forse non si ripeterà mai più".
"Posso dire da chi è arrivato il complimento più inaspettato: Piero Ausilio. Quando sono tornato da Verona mi ha detto parole che mi hanno sorpreso e che non ho mai dimenticato".
"Il modo in cui interpreto il ruolo, perché nonostante giochi da esterno sul mio piede forte non amo stare sul binario, ma svariare sul campo. Infatti spesso mi trovo in posizione di mezz'ala, addirittura di punta, anche grazie al nostro gioco che in alcune situazioni lascia libertà d'interpretazione. E una cosa che mi piace, mi diverte, e credo diverta anche i tifosi".