Bastoni e l'Inter: un amore nato in famiglia e coronato in campo

3 Aprile 2025
- di
Redazione NR
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Alessandro Bastoni Inter intervista
Tempo di lettura: 2 minuti

BASTONI INTER INTERVISTA FINALE CHAMPIONS LEAGUE - Alessandro Bastoni ha sempre avuto il nerazzurro nel destino. Nel corso di una lunga intervista al podcast Supernova di Alessandro Cattelan, il difensore dell’Inter ha raccontato il suo percorso, dalle giovanili dell’Atalanta fino alla consacrazione con la maglia della squadra del cuore. “Tifo Inter grazie a mio papà”, ha svelato, ricordando la finale di Champions League del 2010 vissuta insieme a lui.

Ma il percorso verso il successo non è stato semplice. Bastoni ha parlato dei sacrifici della carriera, della sua visione moderna del ruolo di difensore e del peso della leadership all'interno dello spogliatoio nerazzurro. Dalla delusione della finale di Champions persa contro il Manchester City alla gestione delle critiche sui social, il centrale azzurro ha aperto il suo mondo, mostrando il lato più umano di un calciatore che, nonostante tutto, continua a dare il massimo per i colori che ha sempre amato.

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L'intervista di Bastoni sulla finale di Champions League e il nuovo format

"Finale di Champions persa? Affrontare il City e giocarcela alla pari contro la squadra che in quel momento è la più forte al mondo ti fa capire che puoi giocartela. Perderla in quel modo ha fatto tanto male, anche perché è l’ultima partita della stagione. Una partita di campionato è un conto, ma la finale di Champions può essere che la giochi una volta nella vita. Il nuovo format mi piace, anche perché giochi fin da subito contro squadre forti. Però tra questo nuovo formato e il Mondiale per Club giochiamo troppo. Se finiamo a metà luglio e riprendiamo ad inizio agosto, è dura. In più il Mondiale si gioca in piena estate, farà caldissimo e siamo stanchi per la stagione appena conclusa. Vedremo come andranno le cose in questi anni e che impatto avrà".

L'amore per la maglia nerazzurra

"Finale di Champions del 2010? Avevo 11 anni, sarò stato a letto perché avevo scuola (ride, ndr). Scherzo, la guardavo con mio papà, è stato lui a trasmettermi la passione per l’Inter. Ho una foto, che ho pubblicato anche su Instagram, in cui guardiamo quella partita.

Cosa si prova a giocare per la squadra del cuore? Ho fatto 11 anni di settore giovanile con l’Atalanta e ho affrontato non so quante volte l’Inter, in quei momenti non mi stava molto simpatica. Facevo i miei interessi. Poi da grande, quando rappresenti i colori che ami è il massimo della vita. Non dovevo più cercare i risultati della mia squadra del cuore, perché ne facevo parte (ride, ndr)".

Rapporti nello spogliatoi dell'Inter

"Sono uno che parla negli spogliatoi? Sì sì, ma non c’è bisogno di parlare sempre. C’è un livello talmente alto che uno sa dove sbaglia, al massimo potrei dire qualcosa in merito all’atteggiamento nel caso in cui le cose non stiano andando bene.

C’è mai stato qualche compagno che ha detto “ora parla anche Bastoni”? No perché in passato ho avuto l’umiltà di riconoscere quando parlare o meno. In spogliatoio parlano tanto Lautaro e Barella, ma non abbiamo la cultura che uno parla e tutti stanno zitti. Non c’è più il nonnismo che c’era una volta. Ci sono passato nei primi anni di carriera, ora fortunatamente non c’è più. Ad esempio all’Atalanta succedeva con Stendardo, Masiello e Zukanovic. Una volta ho fatto un tunnel in allenamento ed è finito il mondo. Non lo trovo giusto. Fortunatamente c’è più cultura ora".

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