Chivu: "Sappiamo quanto abbiamo lavorato"

25 Aprile 2026
- di
Carlo Alberto Gamba
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Il tecnico dell'Inter Cristian Chivu durante una partita di Serie A Nerazzurrisiamonoi.it
Tempo di lettura: 4 minuti

Mancano poco più di ventiquattro ore al match di Serie A tra i padroni di casa del Torino e gli ospiti dell'Inter, i quali tenteranno di raccogliere punti preziosi in ottica Scudetto in quel dello stadio Olimpico. In caso di successo, i nerazzurri sarebbero letteralmente ad un passo dalla conquista del tricolore. A questo proposito, il tecnico interista Cristian Chivu è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia dell'incontro per rispondere alle domande dei giornalisti.

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Torino Inter, le parole di Chivu nella conferenza stampa della vigilia

"Come sempre servirà l'atteggiamento giusto per portare a casa la partita, abituarsi ai momenti di una gara, cercare di essere dominanti e capire i momenti fondamentali di una partita".

Qual è l'atmosfera nello spogliatoio?

"Siamo sereni come sempre e consapevoli del lavoro svolto, di quello che è il momento e quanto abbiamo lavorato per arrivare qui, consapevoli del fatto che mancano ancora partite e punti per avvicinarsi a uno dei nostri obiettivi, uno dei nostri sogni".

Cosa è cambiato a livello di atteggiamento dopo la sosta?

"Voi dite dopo la sosta, ma io parlo di una stagione intera, siamo arrivati alla sosta con un grande vantaggio. Quei due pareggi e la sconfitta nel derby hanno creato un po' di critica ma avevamo comunque 6 punti di vantaggio, poi abbiamo fatto buone prestazioni e recuperato giocatori, contro la Roma è stata importante, poi a Como in tanti erano consapevoli della difficoltà e abbiamo vinto ancora, ci siamo messi nella condizione di poter sognare".

Ripensando alle premesse iniziali, si potrebbe parlare di impresa?

"Questa squadra negli ultimi anni ha sempre cercato di fare imprese, rimanendo competitiva su tutti i fronti. È un obbligo quando inizi ad allenare l'Inter avere grandi obiettivi, perché la storia è questa, questa Società e questa squadra hanno costruito qualcosa di importante, quindi questo per noi è sempre stato un obbligo".

Quali sono le condizioni di Bastoni e di Sucic?

"Bastoni si è allenato e sta meglio ma ha ancora fastidio, stringe i denti e questa settimana ha fatto lavoro di condizionamento atletico con delle cure che gli permettono di essere più sciolto, vediamo domani oggi si è allenato con la squadra. Petar sta bene, negli ultimi mesi ha avuto una tripla frattura alla mano e non l'abbiamo mai detto per paura che gli facessero male: tanto di cappello per un ragazzo così giovane che si è messo a disposizione quando eravamo corti in mezzo al campo, è stato condizionato per tanto tempo. Ora è tornato a pieno regime e non è più condizionato nei movimenti dal gesso, ora può usare anche quella mano nei duelli".

In queste ultime uscite stagionali c'è stato un atteggiamento molto diverso tra i primi e i secondi tempi. Come mai?

"Vorrei dire che abbiamo fatto più di 100 gol, 78 dei quali in campionato e tutti parlano di ciò che è accaduto ultimamente, ma queste partite non sono tutto. Sono periodi nella crescita di questa squadra, all'inizio la percezione era il contrario, ora dite che siamo bravi nei secondi tempi: la squadra ha sempre messo la faccia, la differenza reti è enorme, potevamo fare di più e subire di meno forse, ma abbiamo sempre cercato di fare la prestazione, capendo le nostre ambizioni e sogni. Ultimamente abbiamo alzato un po' l'orgoglio, diventando più efficaci, concreti e pragmatici, rispettando avversari e capendo le nostre energie in questo momento."

A livello di gol incassati siete simili alle altre squadre, rispetto alle quali siete però molto avanti per gol segnati. Dove nasce questa differenza?

"Non guardo mai quali sono i numeri difensivi, i gol si segnano e si prendono soprattutto quando sei propositivo e vai a pressare con una linea difensiva molto alta, la bravura sta in tutta la squadra e nell'intensità dell'accettare qualche duello sapendo che non hai coperture alle spalle. Penso sia importante essere propositivi considerate le qualità di questa squadra, sarebbe un peccato non sfruttare questa forza offensiva, sono finiti i tempi in cui campionati venivano vinti dalle miglior difese e bisognava vincere gli scontri diretti. Questo è un calcio più dinamico e intenso, siamo in una buona posizione ma possiamo ancora migliorare. L'altra sera abbiamo visto Bayern-Real, il calcio è fatto di transizioni ed è molto più verticale, veloce e intenso e bisogna adattarsi".

Che ci dice di Sommer e Lautaro Martinez?

"Lautaro sta migliorando con il lavoro di riatletizzazione, settimana prossima dovrebbe rientrare col gruppo, per Sommer vediamo domani".

Quali saranno i momenti di questi stagione che verranno ricordati tra dieci anni?

"Tra dieci anni da allenatore? Non so se ci arrivo. Scherzo, ho la fortuna di allenare una squadra che conosco bene in un ambiente che conosco e conoscevo un po' tutti quando sono arrivato, non mi ha sorpreso nulla per quella che era la mia percezione da fuori, mi ha stupito la parte umana, quella professionale è evidente. Questi ragazzi hanno sempre cercato di fare cose straordinarie, a volte non hanno raggiunto obiettivi e hanno subito critiche ingiuste, mi prendo la loro volontà e senso di appartenenza, oltre all'unità di un gruppo che sa stare bene insieme nonostante le difficoltà quotidiane che ci sono in una squadra. Quando hanno capito che si poteva rimanere competitivi, andando controcorrente rispetto alle narrazioni di ciclo finito che c'erano a inizio anno, sono rinati con la motivazione giusta per essere quello che sono sempre stati negli ultimi cinque anni, non è un caso che siamo primi e in finale di Coppa Italia, potevamo e dovevamo sicuramente fare meglio in Champions League ma mi prendo la responsabilità di quella partita specifica, non c'entra nulla il girone. Amo da morire questi ragazzi e me li tengo stretti, mettere un giovane allenatore inesperto ha forse anche creato qualche disagio per loro perché tutto quello che è stato detto e fatto rischiava di destabilizzarli, ma loro sanno chi sono e quali sono le nostre ambizioni".

C'è la possibilità di riportare A. Stankovic in nerazzurro come fatto per P. Esposito?

"Stiamo andando troppo oltre, non volevamo parlare della squadra di domani e addirittura parliamo dell'anno prossimo. Seguiamo Stankovic con attenzione, sappiamo cosa ha fatto di buono dopo la Primavera, io lo conosco benissimo da quando aveva 4-5 anni, è come un figlio per me e conosciamo il suo valore. Abbiamo visto la sua crescita negli ultimi due anni in Svizzera e Belgio, con una squadra importante che ha fatto la Champions, una scelta consapevole per la sua crescita. Un pensiero su di lui lo faremo senz'altro quando si parlerà di mercato".

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