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RANOCCHIA INTER – Un cammino fatto di alti e bassi quello di Andrea Ranocchia con la maglia dell’Inter. Il difensore, approdato in nerazzurro nel gennaio del 2011, vive con Stramaccioni e Mazzarri stagioni di grande livello, tanto da guadagnarsi la fascia di capitano. Nel campionato 2015-16, però, con Mancini in panchina, inizia il suo improvviso declino e perde la titolarità. Dopo i prestiti alla Sampdoria e all’Hull City, dal 2017 Ranocchia è tornato stabilmente a vestire la maglia dell’Inter. Intervenuto al Festival dello Sport di Trento, il difensore si è raccontato a 360°.

Mental Coach

“Il primo incontro con il mio mental coach? Ero stordito, le cose brutte poi tendi a cancellarle. Facemmo prima una chiacchierata con Stefano (Tirelli, ndr) e poi decidemmo di proseguire insieme a seguito di un impatto molto positivo. Non è facile chiedere aiuto, devi fare un lavoro introspettivo. Non avevo altri modi che chiedere aiuto, ci vuole umiltà e consapevolezza del fatto che puoi anche non farcela da solo. Ho avuto la fortuna di incontrarlo. Ora sto benissimo e quel periodo è ormai passato. Fiducia? Un aspetto fondamentale”.

Lavoro sulla mentalità

“Ho cambiato modi di vivere gli allenamenti, gestire lo stress, affrontare gli eventi con cattiveria. Abbiamo lavorato su tantissimi aspetti con alcune sedute di box. Un paragone quotidiano con me stesso. Negli ultimi anni non ho giocato molto, ma comunque bene. Il pubblico ha iniziato ad apprezzare gli atteggiamenti corretti, da atleta professionista. Sono insomma riuscito a far cambiare idea a quasi tutti i tifosi, non tutti perché certo, gli haters ci sono sempre. La vittoria più grande non è la fama o il pubblico che ti ama. Conta di più essere tornato Andrea”.

Inter

“A gennaio saranno dieci anni di Inter, quando i veterani lasciarono, mi son trovato io a dover rappresentare un gruppo che in quel periodo non andava affatto bene. Con chi dovevano prendersela i tifosi se non con me. Non capivo cosa stesse accadendo, quando sei in mezzo alla tempesta stai fermo e aspetti che passi il prima possibile. Ma se dura tanto, sei costretto a trovare un modo per uscirne. È stata comunque una esperienza incredibile che mi ha fortificato. Indossare la fascia di capitano di una delle dieci squadre più importanti al mondo, è qualcosa che potrò raccontare a mio figlio. Non è da tutti passare tutti questi anni nella stessa società, con gli stessi colori. Il merito resta quello di dare tutto, il cento per cento. Di più non puoi fare e perciò dopo non puoi neppure rimproverarti nulla”.

Premier League

Hull City? Una scelta per rigenerarmi e ricaricare definitamente le pile. Il mister mi disse ‘proviamoci’ e perciò accettai di andare in Inghilterra. Quello è un calcio fisico che mi ha aiutato molto e maturato come calciatore”.

Handanovic

“Mai visto un professionista così, davvero incredibile, un capitano vero. A me infastidisce quando mi chiamano così, capitano. La fascia la porta Samir. San Siro? Segnare in quello stadio è qualcosa di incredibile. Al tifoso interista, se dai tutto, ti dà tutto. Compagni? Con loro ho un buonissimo rapporto, scherzo nello spogliatoio, si vede che qualcosa do se vengono ad abbracciarmi tutti dopo un gol”.

Conte

“Lo conosco da tantissimi anni, abbiamo sempre avuto un grandissimo rapporto. Ci fa correre tantissimo e di fatto sono in grande forma. Dà tutto, migliora tanto i giocatori e per questo è un allenatore davvero forte. Se hai la fortuna di essere allenato da lui in carriera, migliori sicuramente. Speriamo quest’anno di alzare finalmente qualche trofeo”.

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